< back to Wonderloft

Vivere nel loft
Anna Gili racconta il Wonderloft in un'intervista

Lei vive in un loft: perchè l'ha scelto?
L’edificio da ristrutturare all’interno del quale scelsi lo spazio che divenne il mio loft era molto ampio con dei muri alti 8 metri e tutto da definire.
Pensare una casa in tutti i suoi ambienti ha un grande fascino, quel luogo inoltre aveva il tetto come le architetture industriali che sfogliavo nei libri di storia alle elementari, come nei quadri di Sironi, nella mia prima enciclopedia sull’arte Moderna di Mondadori e in parte come l’ esperienza vissuta nel maglificio umbro dei miei genitori, un grande rettangolo senza stanze.
Per me che allora abitavo in un contesto medievale, le architetture industriali avevano un grande fascino.

Ci racconta come mai preferisce interni così caratterizzati dal colore?
Il loft è il progetto di uno spazio dove il colore gioca un ruolo da protagonista nella definizione degli ambienti.
Potrei paragonarlo ad una pittura tridimensionale nella quale si può entrare per visitare la casa al suo interno. Lo spazio che si attraversa è concepito in una maniera gestaltica e ingegneristica, il colore è forma e struttura, dalla quale si articolano i vari ambienti: la zona giorno, il lungo corridoio-cucina, la zona notte e al piano superiore la stanza ospiti e lo studio.
Il progetto si sviluppa attorno ad un’idea di armonia delle differenti superfici cromatiche e dei diversi colori applicati sopra di esse.
E’ per me una macro pittura che diventa ambiente, un processo inverso a quello di un pittore che dipinge un’ambiente, portando l’esperienza reale sulla tela piatta e bidimensionale.
Il loft è per me anche un luogo di pensiero dove sono presenti in maniera disordinata, i miei oggetti di design. Colloco le cose, gli oggetti, i quadri, i prototipi e le parti del mio lavoro come se stessi allestendo un ambiente che deve essere dipinto in tutte le sue componenti.
E’ insomma come un quadro del proprio pensiero fatto al rovescio.
Prima ho realizzato gli oggetti al vero e alla fine la sua struttura e il senso di tutto il lavoro.
Gli oggetti all’interno non sono tutti i miei lavori, ma sono i principali o i capostipiti di altre forme.
Esso rappresenta pertanto il mio mondo creativo: c’è chi detesta circondarsi delle proprie cose, a me è invece utile collocarle in un luogo ampio e dilatato insieme ad altri oggetti che mi sono stati regalati o trovati nei miei viaggi, come approfondimento e work in progress della mia ricerca creativa.

Di che cosa la sua casa non potrebbe mai fare a meno?
Di animali, mi piacerebbe una scimmia e un leone, ma per comodità ho un gatto e un cane.

Da dove trae ispirazione per il suo lavoro?
La domanda è complessa, perché presuppone molte considerazioni.
La prima risposta è semplice: la cultura umbra respirata simbioticamente nella mia infanzia e nell’adolescenza è la struttura portante delle mie ispirazioni.
Se vogliamo poi complicare le cose, possiamo parlare di influenze antecedenti da parte della cultura indiana, da cui deriva il nome Umbria. E poi la frequentazione a Milano di molti amici giapponesi che mi hanno guidato nell’approfondimento della cultura religiosa e filosofica, che ritrovo nell’aspetto organico del design giapponese.


Risorse video

Play video
 
 
 
Special Projects
Anna Gili's M.U.C.H.: scopri la "Magic Umbria Country House", un'opera davvero unica realizzata nel cuore del bosco umbro, un affresco in armonia con la natura...
Brand & Companies
Tantissime le aziende che si sono rivolte allo studio Anna Gili per realizzare oggetti di design. Tra queste: Alessi, Bisazza mosaici, Byblos Art Hotel...
 
Press
Visita la sezione press per consultare alcune delle riviste specializzate e delle riviste internazionali che si sono occupate in maniera specifica dello studio Anna Gili.