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Anna Gili racconta il design
Design è una parola complessa che va letta in maniera trasversale.
È una parola che accorpa molte professioni parallele.
- Interior designer
- Product Designer
- Light designer
- Graphic designer
E molte altre... Personalmente, preferisco il termine in italiano: “disegno industriale”.
È meno trendy dell’inglese ma, usare questo termine in italiano, aiuta a comprendere che per governare questa disciplina bisogna essere strutturati e avere una cultura molto vasta e articolata. Il disegno industriale italiano nasce con Leonardo da Vinci. Gli Atelier Rinascimentali sapevano gestire qualsivoglia tipo di disegno,
inteso quale progetto per: pittura, affreschi, sculture, manufatti realizzati da laboratori artigiani. In quanto “Arte applicata all’industria", il design implica elevati livelli di professionalità e, oltre a solide basi culturali, molta esperienza. E poi un certo piacere che viene anche dall’esercizio dal confronto con le diverse categorie di oggetti e del loro rapporto con lo spazio.
Gli stili dominanti e le mode nel mondo del design mi interessano poco perché nel primo caso nascono per essere superati e nel secondo durano ancora meno, e seguirle vuol dire rinunciare al proprio pensiero. Trovo interessante l’attenzione sui diversi linguaggi interculturali e sulla loro evoluzione.
Il mio modo di progettare riflette una passione antica ereditata dai miei antenati e dal rapporto con il paesaggio umbro. Gli oggetti che ci circondano non sono neutri e impersonali, ma partecipano alla vita, sono interattivi, mantengono i legami con il nostro immaginario più profondo, e riflettono anche le differenti culture dei luoghi del mondo. 
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